
In occasione della Giornata Mondiale degli Insegnanti, istituita dall’UNESCO nel 1994, quest’anno l’OPAM non vuole solo ringraziare tutti i docenti per il loro impegno e la dedizione, ma ricordare pubblicamente l’importanza del lavoro che svolgono e le sfide globali che la professione sta affrontando.
Oltre ad essere presentatori e organizzatori di conoscenza, infatti, gli insegnanti oggi sono chiamati innanzitutto a selezionare informazioni e strumenti da fornire ai ragazzi affinché possano imparare ad orientarsi in un mondo in continua trasformazione, pieno di sfide, di opportunità e allo stesso tempo di pericoli. Un compito arduo che richiede investimenti nella formazione dei docenti e supporto nelle sfide quotidiane dell’educazione, senza la quale non si può giungere all’istruzione.
Invece, la realtà fa i conti con una carenza cronica di insegnanti, causata in parte da salari bassi e precarietà, soprattutto tra i giovani. Un dato che, unito ad un carico di lavoro sempre più gravoso, porta ad un alto rischio di burnout.
E purtroppo la situazione peggiora ulteriormente e pesantemente se guardiamo alla condizione degli insegnanti nei Paesi a basso reddito dove noi operiamo.
Secondo gli ultimi rapporti UNESCO e OCSE per raggiungere gli obiettivi di istruzione globale entro il 2030, solo l’Africa subsahariana ha bisogno di reclutare 16,5 milioni di insegnanti in più. In Asia meridionale, nonostante i progressi, la carenza si attesta ancora a 7 milioni. Una situazione che porta a classi sovraffollate e ad un rapporto studenti-insegnante così alto da compromettere gravemente l’efficacia dell’insegnamento. Inoltre, in queste aree gli stipendi sono tra i più bassi a livello globale a fronte di una mole di lavoro eccessiva, sia didattica che amministrativa. Condizione che allontana i giovani dalla professione o li costringe ad abbandonarla in cambio di lavori magari più umili ma minimamente remunerativi.
A rendere sempre più inadeguato il livello di formazione di molti insegnanti del Sud del mondo ci sono poi le poche opportunità di aggiornamento professionale, sia in tema di inclusione di studenti con bisogni speciali che di integrazione delle nuove tecnologie. Tutti elementi che aumentano le disuguaglianze, rendendo sempre più difficile per gli studenti svantaggiati ricevere un’istruzione di qualità. In molti contesti di crisi o conflitto, inoltre, gli insegnanti lavorano in condizioni di estremo pericolo, con minacce anche alla loro sicurezza personale.
Per questo l’OPAM ha pensato di creare un fondo destinato a coprire i costi degli insegnanti nei suoi progetti. Una sorta di tesoretto per garantire una integrazione allo stipendio troppo misero dei docenti e per contribuire al loro aggiornamento professionale, perché solo così si può assicurare la presenza di un insegnante qualificato e la sopravvivenza di una scuola.
Nel servizio di TV2000 la storia di Mobson Bockarie Momoh, maestro in Sierra Leone, e la testimonianza della referente OPAM per le adozioni scolastiche e il supporto agli insegnanti Maria Teresa Nardello.





